
Venerdì 24 ottobre 2015 si è svolto il primo incontro del
percorso per adulti (aperto a tutti) organizzato dall'Azione Cattolica interparrocchiale di Gioia .
Il
programma prevedeva una Lectio divina sul Vangelo di Marco (Mc
6,45-52), icona del percorso associativo di quest'anno, tenuta da mons.
Francesco Cacucci, ma il nostro pastore ha preferito invece riprendere
alcuni temi affrontati nell'
ultima Assemblea Diocesana
, parlando a braccio.Tanti gli spunti di riflessione offerti per
l'approfondimento personale, in maniera forse un po' frammentaria e
colloquiale.Il
vescovo ha ricordato che il 2015 sarà l'anno pastorale dedicato alla
carità, incentrato sulla figura di Nicodemo, personaggio un po' in
penombra all'interno della Chiesa, nonostante venga citato ben tre volte
all'interno del Vangelo di Giovanni (Gv 3, 1-13; Gv 7, 45-53; Gv 19,
38-40).
Nicodemo è un personaggio simbolo della persona alla ricerca
di Gesù; infatti viene ricordato soprattutto per la sua visita di notte
per parlare con il Maestro.
Ma è anche colui che, insieme a Giuseppe
di Arimatea, cala Gesù dalla croce e offre una notevole quantità di
costose mirra e aloe per preparare il suo corpo per la sepoltura.
Scena
immortalata da Michelangelo Buonarroti nella scultura nota come Pietà
Bandini, in cui Nicodemo sorregge il corpo di Gesù morto, prendendo il
posto solitamente occupato dalla Madonna. Un'opera realizzata dallo
scultore in età senile per la propria tomba e purtroppo in parte
mutilata dall'autore, che in vecchiaia era spesso insoddisfatto del
proprio lavoro, al punto da tentare di distruggere alcune opere.
Mons.
Cacucci ha poi ricordato che la Chiesa si sta preparando per il
Convegno Ecclesale di Firenze del novembre 2015 e l'impegno del beato
Paolo VI per il Concilio e per la carità. Sua infatti fu l'intuizione di
fondare la Caritas oltre quarant'anni fa, un organismo che non deve
limitarsi a dare aiuto o fare beneficienza, ma deve riflettere una nuova
visione della Chiesa. Non fare solo assistenzialismo, ma avere una
funzione pedagogica e prendere parte alle celebrazioni liturgiche.
In
precedenza in tanti si sono occupati di aiutare i poveri; tra gli altri
san Vincenzo dei Paoli, il cui impegno era in parte dovuto al
desiiderio di espiare i peccati commessi in gioventù, in particolare la
sua vergogna per il padre povero.
Si racconta che un noto professore
della Sorbona, ateo e angosciato da mille problemi, si sia recato un
giorno da san Vincenzo per confessarsi ed egli abbia chiesto a Dio di
passare su di lui l'angoscia e la disperazione dell'uomo.
La carità è un dono di Dio da accogliere, deve essere servizio, fede in azione.
Non
fonte di conflitti interni e contrapposizioni, come spesso accade in
molte realtà ecclesiali che si mettono in competizione moltiplicando le
iniziative solo per sentirsi bravi, per farsi notare.
Non devo fare carità per un mio bisogno psicologico, per un mio bisogno affettivo, per sentirmi bene io, gratificato.
Bisogna
combattere la tentazione dell'autoreferenzialità; è sbagliato esaltare
il proprio lavoro, la propria mensa, senza tener conto di quello che
fanno gli altri.
Vincere la tentazione dell'orgoglio se sono lodato o dello scoraggiamento se vengo criticato.
Papa
Benedetto XVI nella sua enciclica Deus Caritas est ribadiva la
differenza tra eros e agape, ricordando che le nostre azioni vanno
orientate verso l'Agape, l'amore profondo.
Nel colloquio che conclude
il vangelo di Giovanni Gesù per tre volte chiede a Pietro "Mi ami tu" e
questi risponde ogni volta "lo sai che ti voglio bene", incapace di
amare con tutto il cuore. Gesù accetta il suo limite e gli chiede di
seguirlo, scende al suo livello.
Un'esperienza che tutti noi abbiamo
provato. Da solo non ce la puoi fare senza l'aiuto di Dio. Senza
l'esperienza della povertà, di non sentirsi autosufficienti, non
possiamo vivere pienamente la nostra fede. Occorre amare con tutto il
cuore, orientare tutto verso Dio, imparare a pregare.
Sapersi
dare un limite, senza cadere nell'ingordigia, nel voler fare troppo per
mettersi in mostra. Quando allatta un bambino la madre sa quando
fermarsi per evitare che cada nell'ingordigia, nel volere troppo. Sa che
se esagera poi sta male.
Non fermarsi al piacere egoistico, al nostro orgoglio. La carità non è mai a senso unico.