mercoledì 24 dicembre 2014

Bollettino parrocchiale Natale 2014


Informiamo la comunità parrocchiale che è disponibile online il nuovo numero del nostro bollettino parrocchiale Voce... della comunità, liberamente scaricabile dal seguente indirizzo:
Dallo stesso indirizzo possono essere prelevati anche tutti i numeri usciti finora, semplicemente cliccando sul link corrispondente.
Il file verrà scaricato in formato PDF zippato.

 Voce... - Dicembre 2014

In questo numero

  •     L'angolo di Don Giuseppe: Un Natale da veri cristiani
  •     Il nostro "percorso" di Natale
  •     Il Presepe negato
  •     Riflessioni su anno della carità e famiglia
  •     Ricordando Caterina
  •     La prima confessione
  •     Rinascere all'amore
  •     Le osservazioni del difensore del vincolo
 

giovedì 4 dicembre 2014

resoconto Seconda tappa Cammino AC 2014-15

 

Lunedì 1 dicembre 2014 si è tenuto nella parrocchia di san Vito Martire  un incontro su "La vocazione del laico oggi", secondo incontro del percorso per adulti promosso dall'Azione Cattolica interparrocchiale.

Il prof. Notarnicola, presidente dell'AC di san Vito, ha introdotto brevemente l'argomento, ricordando i versetti conclusivi del vangelo di Marco, che riassumono la missione laica affidata agli apostoli.
Tutti abbiamo il compito di diffondere la Parola di Dio.
Si può essere cristiani laici (non all'acqua di rosa) dappertutto: in famiglia, nel lavoro.

Abbiamo poi letto il brano evangelico della chiamata dei primi apostoli (Mc 1, 16-20) e la parola è passata a don Vito Campanelli, parroco di san Vito, che ha illustrato le varie accezioni della parola laico.
Termine usato spesso come sinonimo di aconfessionale, agnostico, non credente oppure in politica per indicare una netta separazione dalle istituzioni clericali.
Meglio parlare di "fedele laico" che indica una vocazione ben precisa all'interno della chiesa, riassunta nel capitolo 4 della Lumen Gentium che illustra le diverse forme di servizio alla chiesa (gerarchia, laici, religiosi).
Don Vito ha ribadito la dignità della vocazione laicale. I laici sono partecipi della missione nella corresponsabilità, chiamati a sviluppare l'indole secolare ossia cercare il Regno di Dio e trattare le cose temporali (politica, economia, lavoro).

La chiesa è il germe del Regno di Dio, ma a volte è distante dal mondo. Compito dei laici è realizzare un collegamento con il mondo, essere chiesa in uscita e tradurre in leggi, in scelte le indicazioni del magistero. Fare cose temporali secondo Cristo, essere dentro il Vangelo nella comunione ecclesiale in una reciprocità, evitando contrapposizioni e clericalizzazioni.
Per il bene della chiesa e del mondo ciascuno deve svolgere il proprio compito: il prete deve fare il prete, il laico deve fare il laico, lavorando insieme per far crescere la chiesa.
Don Vito ha concluso il suo intervento con alcune provocazioni:
- il ruolo dei laici nelle confraternite, spesso impegnate principalmente a moltiplicare le processioni.
- la diaconia culturale, promuovere una cultura nuova, alta altrimenti si arriva a un blocco. Dov'è il laico dove si propone cultura?
- spiritualità nel quotidiano e testimonianza laicale all'interno della famiglia. Cosa fare della nostra vocazione laicale?


A seguire una prima serie di interventi da parte del pubblico che hanno provato a rispondere ai quesiti posti.

Caterina L. ha espresso qualche dubbio riguardo alla corresponsabilità, sostenendo di non vederla sempre da parte dei sacerdoti che spesso si accontentano del lavoro dei laici e non li sostengono nel loro impegno fuori. Essere laico dentro e fuori dalla chiesa non è la stessa cosa e molte volte si rim non ci si sente inviati dalla propria comunità per svolgere un impegno politico o sociale.
Michele G. ha sottolineato che il primo impegno del laico è fare bene il proprio lavoro, la propria responsabilità, in modo da dare testimonianza in primo luogo all'interno della propria famiglia e poi verso il mondo esterno.
Il secondo compito, oggi essenziale, è portare ottimismo, dare un senso pieno alle relazioni.
Importante anche trovare forme comunitarie per un apostolato comune che non si basi solo sulle azioni del singolo.

Una signora (di cui non ho colto il nome) si è interrogata sulla definizione di laico come persona adulta nella fede, chiedendosi quanti laici sono davvero cristiani maturi, laici maturi oppure solo esperti di riti, processioni senza contenuti, parole vuote.
A suo parere oggi l'umanità, la maturità di laici e sacerdoti sta scemando nella chiesa, un problema da non sottovalutare.

Antonio N. ha speso qualche parola in favore delle processioni, delle confraternite e in generale della religiosità popolare che comunque avvicina a Dio tante persone che per varie ragioni non frequentano più la chiesa.

don Vito ha ribadito che la dinamica dentro/fuori dalla chiesa va inserita nel mistero dell'incarnazione: Dio che entra nella storia dell'umanità.
Tutti concorriamo alla missione della chiesa che non si limita solo alla gestione della parrocchia, ma è partecipazione alla crescita del Regno di Dio.
La religiosità popolare è importante, ma va evangelizzata dall'interno perchè spesso si perde il ruolo dell'annuncio.
L'apostolato organizzato deve lavorare insieme al clero per un impegno comune non solo all'interno della chiesa, ma anche sul territorio.
Ha concluso questo primo giro con un'altra impegnativa domanda.
Cosa può fare l'AC per la crescita del laicato nella città di Gioia?

Gianni F. ha sottolineato l'importanza dell'impegno educativo, anche a livello interparrocchiale.
Non è importante solo evangelizzare, ma soprattutto essere testimoni.

Giuseppe C. ha invitato ad uscire dalla canonica e confrontarsi col mondo esterno, per promuovere l'AC e vivere la testimonianza nella società civile.

Filippo D. ha osservato che dire di voler portare la chiesa nel mondo implica che ci debba essere una separazione tra chiesa e mondo.
Il cristiano non deve giudicare o essere contro qualcosa; deve testimoniare, ma senza fare falangi da contrapporre agli altri.
Portare avanti nella nostra vita la testimonianza che ci è stata data, avere chiari i nostri principi, quel che io devo fare. Non massificare per essere tutti uguali.


don Vito ha concluso l'incontro parlando di consapevolezza, della testimonianza legata al battesimo.
Ha ribadito l'importanza della non autoreferenzialità e del non giudicare gli altri.
La nostra testimonianza deve essere una forza contagiosa, attrattiva, far scoprire che è bello essere cristiani.




martedì 2 dicembre 2014

Presepe di san Francesco 2014

Inaugurazione 8 dicembre ore 8.30
Visitabile dall' 8 dicembre al 6 gennaio:
dalle ore 17.00 alle ore 19.30 i giorni feriali
dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle 17.00 alle 20.30 i giorni festivi

martedì 28 ottobre 2014

Prima tappa Cammino interparrocchiale AC 2014-15





Venerdì 24 ottobre 2015 si è svolto il primo incontro del percorso per adulti (aperto a tutti) organizzato dall'Azione Cattolica interparrocchiale di Gioia .
Il programma prevedeva una Lectio divina sul Vangelo di Marco (Mc 6,45-52), icona del percorso associativo di quest'anno, tenuta da mons. Francesco Cacucci, ma il nostro pastore ha preferito invece riprendere alcuni temi affrontati nell'ultima Assemblea Diocesana , parlando a braccio.Tanti gli spunti di riflessione offerti per l'approfondimento personale, in maniera forse un po' frammentaria e colloquiale.Il vescovo ha ricordato che il 2015 sarà l'anno pastorale dedicato alla carità, incentrato sulla figura di Nicodemo, personaggio un po' in penombra all'interno della Chiesa, nonostante venga citato ben tre volte all'interno del Vangelo di Giovanni (Gv 3, 1-13; Gv 7, 45-53; Gv 19, 38-40).
Nicodemo è un personaggio simbolo della persona alla ricerca di Gesù; infatti viene ricordato soprattutto per la sua visita di notte per parlare con il Maestro.
Ma è anche colui che, insieme a Giuseppe di Arimatea, cala Gesù dalla croce e offre una notevole quantità di costose mirra e aloe per preparare il suo corpo per la sepoltura.
Scena immortalata da Michelangelo Buonarroti nella scultura nota come Pietà Bandini, in cui Nicodemo sorregge il corpo di Gesù morto, prendendo il posto solitamente occupato dalla Madonna. Un'opera realizzata dallo scultore in età senile per la propria tomba e purtroppo in parte mutilata dall'autore, che in vecchiaia era spesso insoddisfatto del proprio lavoro, al punto da tentare di distruggere alcune opere.

Mons. Cacucci ha poi ricordato che la Chiesa si sta preparando per il Convegno Ecclesale di Firenze del novembre 2015 e l'impegno del beato Paolo VI per il Concilio e per la carità. Sua infatti fu l'intuizione di fondare la Caritas oltre quarant'anni fa, un organismo che non deve limitarsi a dare aiuto o fare beneficienza, ma deve riflettere una nuova visione della Chiesa. Non fare solo assistenzialismo, ma avere una funzione pedagogica e prendere parte alle celebrazioni liturgiche.
In precedenza in tanti si sono occupati di aiutare i poveri; tra gli altri san Vincenzo dei Paoli, il cui impegno era in parte dovuto al desiiderio di espiare i peccati commessi in gioventù, in particolare la sua vergogna per il padre povero.
Si racconta che un noto professore della Sorbona, ateo e angosciato da mille problemi, si sia recato un giorno da san Vincenzo per confessarsi ed egli abbia chiesto a Dio di passare su di lui l'angoscia e la disperazione dell'uomo.


La carità è un dono di Dio da accogliere, deve essere servizio, fede in azione.
Non fonte di conflitti interni e contrapposizioni, come spesso accade in molte realtà ecclesiali che si mettono in competizione moltiplicando le iniziative solo per sentirsi bravi, per farsi notare.
Non devo fare carità per un mio bisogno psicologico, per un mio bisogno affettivo, per sentirmi bene io, gratificato.
Bisogna combattere la tentazione dell'autoreferenzialità; è sbagliato esaltare il proprio lavoro, la propria mensa, senza tener conto di quello che fanno gli altri.
Vincere la tentazione dell'orgoglio se sono lodato o dello scoraggiamento se vengo criticato.
Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Deus Caritas est ribadiva la differenza tra eros e agape, ricordando che le nostre azioni vanno orientate verso l'Agape, l'amore profondo.
Nel colloquio che conclude il vangelo di Giovanni Gesù per tre volte chiede a Pietro "Mi ami tu" e questi risponde ogni volta "lo sai che ti voglio bene", incapace di amare con tutto il cuore. Gesù accetta il suo limite e gli chiede di seguirlo, scende al suo livello.
Un'esperienza che tutti noi abbiamo provato. Da solo non ce la puoi fare senza l'aiuto di Dio. Senza l'esperienza della povertà, di non sentirsi autosufficienti, non possiamo vivere pienamente la nostra fede. Occorre amare con tutto il cuore, orientare tutto verso Dio, imparare a pregare.
Sapersi dare un limite, senza cadere nell'ingordigia, nel voler fare troppo per mettersi in mostra. Quando allatta un bambino la madre sa quando fermarsi per evitare che cada nell'ingordigia, nel volere troppo. Sa che se esagera poi sta male.
Non fermarsi al piacere egoistico, al nostro orgoglio. La carità non è mai a senso unico.



Bollettino parrocchiale Novembre 2014






Informiamo la comunità parrocchiale che è disponibile online il nuovo numero del nostro bollettino parrocchiale Voce... della comunità, liberamente scaricabile dal seguente indirizzo:
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 Voce... - Novembre 2014

In questo numero

  •     L'angolo di Don Giuseppe: Riparte il nuovo anno catechistico
  •     Essere prete anche a scuola
  •     Note in margine all'incontro interparrocchiale per famiglie
  •     Il sinodo visto da un canonista
  •     Il "caso " editoriale: Non è Francesco di Antonio Socci
  •     Rimettiamoci in cammino!
  •     Non è Francesco?