Il Cammino della Fede
Quarto Incontro
L'apostolato dei laici - Decreto Apostolicam Actuositatem
a cura di don Domenico Soliman
"I cristiani sono nel mondo ciò che l'anima è nel corpo"
(Lettera a Diogneto)
Si
è svolto lunedì 3 giugno presso il salone parrocchiale di Santa Lucia
il quarto incontro del ciclo "Il Cammino della Fede", itinerario
formativo sul Concilio Ecumenico Vaticano II, dedicato alla Apostolicam
Actuositatem.
Nella sua breve introduzione il nostro parroco don
Giuseppe Di Corrado ha ricordato la figura di don Alberione e la
propria esperienza personale all'interno della famiglia paolina, ancora
viva nel suo cuore, rievocando anche il primo incontro con il relatore
di questa serata, all'epoca giovanissimo redattore di un giornale
paolino.
Don Giuseppe ha sottolineato la necessità di collaborazione
all'interno della Chiesa: dove non arriva il sacerdote, devono arrivare i
laici. Tutti siamo nella Chiesa, vescovi e fedeli laici; insieme, se no
non è Chiesa.
Tutti siamo chiamati ad evangelizzare con la
testimonianza, altrimenti siamo come pecore disperse. Se i cristiani
hanno un'identità sono capaci di contagiare.
Anche Gesù era un laico, come uomo non faceva parte della casta sacerdotale.

Ha
poi preso la parola don Domenico Soliman commentando un passo della
lettera a Diogneto, che ha fatto un po' da filo conduttore
dell'incontro.
Con il Concilio la Chiesa riflette su di sè e sul suo rapporto con il mondo.
Oggi
la parola laico viene contrapposta a religioso, come se fossero due
cose contrastanti mentre invece c'è solo una diversità di carismi e
responsabilità.
I laici sono dei credenti che vivono nel mondo.

Partendo dall'analisi del quadro di Caravaggio "La chiamata di Matteo" sono state fatte alcune considerazioni.
Prima
di tutto il miracolo della chiamata (e della risposta) di Matteo, un
pubblicano, considerato da tutti un peccatore. Una chiamata che è una
nuova creazione, una rinascita dell'uomo che cambia vita. Da notare il
gesto di Matteo che sembra chiedere "chi io?", incredulo che Gesù possa
chiamare proprio lui.
La domanda che ciascuno di noi forse si pone quando il Signore ci chiede un impegno, ci chiama a collaborare con lui.
Da
notare che anche Pietro (simbolo della Chiesa) indica Matteo come a
voler indicare la necessità di operare, di vivere la chiamata
all'interno della Chiesa.
Il laico è colui che segue il Signore nel
mondo, nelle professioni. Siamo chiamati all'apostolato,
all'evangelizzazione nel tempo, nella storia, cultura e società in cui
viviamo.
L'apostolo Paolo non operava mai da solo; aveva dei
collaboratori, uomini e donne, una comunità cristiana che annunciava il
Vangelo.
La spiritualità dei laici va sempre alimentata alla fonte
della Liturgia, ponendo al centro la Parola di Dio, che è viva e ci
alimenta. Il Vangelo non è solo un libro, ma un'esperienza da portare
nella storia.
I laici devono assumere il compito del rinnovamento
dell'ordine temporale. Il loro apostolato deve svolgersi sia come
servizio all'interno della comunità cristiana che come testimonianza
nella famiglia e nella società.
Non si opera da soli per cui riveste
grande importanza l'apostolato associato (Azione Cattolica e altre
associazioni e movimenti ecclesiali) valorizzando i doni di ognuno. Le
sfide che il singolo non può affrontare da solo vanno superate insieme.
Non deve esserci contrapposizione o rivalità, ma collaborazione e
dialogo tra laici e gerarchia.
Da soli si è più fragili, si lavora meno e con maggiore fatica, tutto si fa più complicato.
La
corresponsabilità è un traguardo che va oltre la collaborazione, indica
il sentirsi tutti parte della Chiesa, rafforzandosi con una formazione
spirituale continua.
Confidando nel Signore non si fatica invano.
A
conclusione di questo ultimo incontro le brevi testimonianze della
prof.ssa Emilia Laterza e del prof. Francesco Giannini sul loro impegno
all'interno della nostra parrocchia.
La numerosa e attenta
partecipazione dei fedeli (non solo della nostra parrocchia) agli
incontri, sopportando pazientemente anche qualche piccolo ritardo dovuto
a difficoltà tecniche, ribadisce l'attenzione ancora presente nei
confronti del Concilio; un avvenimento da conoscere per i più giovani e
da rivivere per chi è stato partecipe di quegli anni di speranza per la
Chiesa.