giovedì 13 marzo 2014

Adulti AC - Quinta tappa percorso

Mercoledì 12 marzo 2014 si è svolto nel cine-teatro Sacro Cuore il quinto incontro del percorso interparrocchiale di Azione Cattolica dedicato alla giustizia.
Tema della serata "Giustizia e legalità" affrontato con l'aiuto di don Filippo Ferlita, cappellano militare del 36 Stormo e don Mario Natalini, parroco del Sacro Cuore.
Era prevista anche la presenza del giornalista RAI Enzo Quarto, direttore della scuola di comunicazioni sociali "don Vito Marotta", trattenuto in extremis da impegni di lavoro.

La prima parte della serata è stata dedicata alla visione del film "La città ideale" di Luigi Lo Cascio .  locandina film La città ideale
Protagonista del film l'architetto siciliano Michele Grassadonia, fervente ecologista, trasferitosi a Siena per promuovere un progetto di risparmio energetico che mira alla costruzionedi una città ideale dal punto di vista ambientale. Un personaggio quasi maniacale nel suo impegno per la raccolta differenziata e la lotta agli sprechi energetici, tanto da suscitare le lamentele dei suoi colleghi di lavoro.
Una sera, mentre va a prendere una sua collega per accompagnarla a una cena, usando una macchina ecologica presa in prestito da un amico, qualcosa gli attraversa la strada, facendogli perdere il controllo della macchina e terminare la corsa contro un'altra vettura. Dopo l'urto, l'uomo scende prontamente dalla macchina e torna indietro per capire cosa abbia urtato, ma non trova niente. Riparte, dopo aver lasciato un biglietto con i suoi dati sul parabrezza dell'auto danneggiata e dopo un po' nota un oggetto ingombrabnte sul bordo della carreggiata. Torna indietro per spostarlo ed evitare pericoli per gli automobilisti e si rende conto che si tratta di un uomo ferito.
Prontamente chiama i soccorsi e inizialmente viene osannato dalla stampa per la sua meritoria opera di salvataggio.
Il suo atteggiamento apparentemente ambiguo e reticente mette in allerta le forze dell'ordine che cominciano addirittura a sospettare  che possa essere lui l'investitore dell'uomo soccorso; di qui l'inizio di una vicenda giudiziaria paradossale, complicata dalle sue ferrre regole morali che gli impongono la ricerca della verità ad ogni costo.
 tavolo relatori 1Al termine della proiezione, che sembrerebbe quasi suggerire la pericolosità di aiutare gli altri e il rischio di trovarsi coinvolti in vicende spiacevoli, don Filippo ha ricordato le proprie origini siciliane ei pregiudizi che spesso accompagnano le regioni del sud, considerate solo terra di mafia, camorra, ndrangheta e criminalità in genere.
Purtroppo oggi sta emergendo che tali realtà deleterie non siano propri circoscritte solo alle regioni meridionali, ma anzi oggi tendano a sviluppare i propri affari in ogni zona della penisola e del mondo.
Contro la comoda tendenza all'indifferenza e al disimpegno, don Filippo ha ricordato alcuni testimoni della legalità (i giudici Falcone, Borsellino e Livatino, padre Puglisi e tanti altri), evidenziando come spesso emerga l'indifferenza rispetto alle vicende che coinvolgono gli altri mentre noi invece vorremmo aiuto e comprensione.
Non serve una città ideale, ma cittadini ideali.
Noi cosa siamo disposti a sacrificare in nome della legalità, della verità? - ci ha chiesto infine in maniera provocatoria.

Don Mario ha ricordato di aver cominciato proprio a Palermo il proprio cammino sacerdotale, invitando tutti ad esssere assetati di giustizia e ricordando l'esempio di don Luigi Citotti e di una la chiesa che lotta per la giustizia.
Spesso invece siamo solo spettatori indifferenti invece che impegnarci per la giustizia. Non solo la nostra, quella che ci fa comodo.
L'ingiustizia può anche essere colpa nostra, nascere dalla nostra paura di testimoniare. Bisogna superare l'indifferenza, l'apatia.
Come cattolici dobbiamo lottare per una chiesa più giusta e come cittadini costruire una società più giusta.
Non basta criticare gli altri; occorre anche fare autocritica. Il Regno viene se anche noi collaboriamo.

Nel primo intervento che ha aperto il breve dibattito una ragazza ha evidenziato come nel film emergano un senso di persecuzione, quasi di martirio del protagonista e l'interrogativo se si possa avere fede nella giustizia.
Una giustizia che perseguita gli innocenti e uomini di legge che consigliano il patteggiamento piuttosto che la ricerca della verità.

La fede ci invita alla giustizia. Dobbiamo fidarci di Dio e poi avere un atteggiamento di denuncia: individuare le cose che non vanno, valorizzando quel che c'è di buono. Annunciare le cose che funzionano, sapendo rinunciare ad alcune cose, agli sprechi, in un atteggiamento volto alla custodia del Creato.
Papa Francesco ha detto che il laico deve essere discepolo e missionario insieme. La parrocchia deve essere aperta al dialogo, non ci si deve chiudere nel proprio orticello. I laici devono riscoprire il compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, bussola per orientarsi nella società.

Gianni Fraccalvieri, ha ricordato il recente omicidio a Gravina di Pietro Capone, semplice cittadino impegnato per la legalità, evidenziando quanto questa triste vicenda e quella raccontata nel film ci interroghino come cittadini.
Il rispetto delle leggi è un principio fondamentale. Paragonando il protagonista al buon samaritano, ha ricordato che il Vangelo ci sprona a vivere e a batterci per la giustizia.
Ma quali conenuti e valori dobbiamo dare al nostro essere cittadini?

Filippo De Bellis ha commentato che spesso cerchiamo la città ideale fuori da noi, lontano dal nostro paese come il protagonista del film (finché non c'è qualche incidente di percorso).
Vediamo sempre il meglio che c'è altrove invece di costruire la città ideale.
Ribadita l'importanza di conoscere la Dottrina Sociale della Chiesa, gli strumenti che dovremmo avere e i frutti che già ci sono nella società.
Occorre conoscere i pericoli, sapere che l'impegno può essere rischioso mentre il disimpegno, il non fare niente non comporta rischi. Perché cambi qualcosa  bisogna lottare fino in fondo pur sapendo di correre dei rischi.

L'ultimo intervento ha sottolineato le scelte ecologiste controcorrente del protagonista del film, la sua rinuncia al possesso di un'auto paragonandole a quelle di Papa Francesco in coerenza con uno stile di povertà evangelica.

tavolo relatori 2

lunedì 10 marzo 2014

Bollettino parrocchiale Quaresima 2014



Informiamo la comunità parrocchiale che è disponibile online il nuovo numero del nostro bollettino parrocchiale Voce... della comunità, liberamente scaricabile dal seguente indirizzo:
Dallo stesso indirizzo possono essere prelevati anche tutti i numeri usciti finora, semplicemente cliccando sul link corrispondente.
Il file verrà scaricato in formato PDF zippato.


 Voce... - Marzo 2014

In questo numero
  • L'angolo di Don Giuseppe: Vivere la Quaresima nella povertà evangelica
  • Gli appuntamenti della Quaresima
  • Come sale senza sapore
  • Ricorrenze & ricorrenze
  • "Il ricamo di Dio"
  • Ma io vi dico
  • Cardinale... a 98 anni
  • Tornerò il sole
  • Riflessioni di una catechista
  • Quaresimae carità
  • L'angolo del D.V.:Inaugurazione dell'anno giudiziario


giovedì 6 febbraio 2014

Adulti AC - Quarta tappa percorso

Mercoledì 05 febbraio 2014 si è svolto nel salone parrocchiale della Chiesa di Santa Maria Maggiore il quarto incontro del percorso interparrocchiale di Azione Cattolica dedicato alla giustizia. Ospiti della serata i coniugi Anna e Mario Salvati dell'Ufficio per la Pastorale della Famiglia dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto.
Nella sua breve introduzione il parroco don Tonino Posa ha presentato gli ospiti ed espresso la preoccupazione della chiesa per la tutela della famiglia alla luce della recente approvazione da parte dell'Unione Europea della relazione Lunacek  sui diritti delle persone omosessuali.


La parola è poi passata ad Anna Salvati che ha sintetizzato i tre punti principali del suo intervento:
1) chi è il giusto?
2) legalità e necessità di regole
3) servizio alla vita
passando poi a commentare il Salmo n. 1 che rappresenta la porta che introduce il cristiano a distinguere tra bene e male, a fare la sua scelta.
Il salmo inizia con un forte invito a NON seguire il consiglio degli empi, NON  indugiare nella via dei peccatori, NON sedere in compagnia degli stolti, tre prescrizioni negative in progressione completate dall'invito a compiacersi della legge del Signore. Il giusto sceglie la via che va verso Dio e la segue con costanza.
Essere giusti vuol dire fare esperienza di Dio avendo radici nel suo amore per cui possiamo definire la giustizia come rettitudine di chi segue la via di Dio.
La dottrina sociale ha aggiunto altri elementi, arricchendo la definizione come atteggiamento determinato dalla volontà di riconoscere l'altro come persona.
Un autore, parafrasando un noto brano biblico, affermava che "Piove sui giusti e gli ingiusti, ma sul giusto piove di più perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello."
Papa Giovanni Paolo II diceva che "La giustizia da sola non basta se manca l'amore che non si può né comprare, nè vendere perché basato sulla gratuità."
Papa Benedetto XVI faceva invece notare il nesso profondo tra la forte rivendicazione al diritto al superfluo, alla trasgressione, al vizio dell'attuale società e la mancanza di beni necessari nei paesi più poveri. I cristiani hanno il dovere di aprirsi al sociale, non restare chiusi nel proprio guscio come monadi.
La famiglia cristiana è una comunità di persone fondata sull'amore, costruita sulle fondamenta salde della Parola e vivificate dall'amore di Dio che illumina la famiglia e dall'esigenza di alimentare sempre l'amore nel corso della vita.
Il matrimonio per una coppia non è un punto di arrivo, ma l'inizio di un cammino che dura tutta la vita. La famiglia è una comunità di persone ossia un insieme di persone chiamate alla comunione.

L'amore non basta. I genitori sono chiamati ad amare i figli, ma anche a educarli attraverso la trasmissione della fede e dei valori, insegnando loro l'accettazione di regole comuni da rispettare.
Oggi invece la società spinge verso l'affermazione della libertà individuale, superando le regole tanto che il permissivismo è divenuto sinonimo di libertà e l'autorità che detta le regole comuni viene identificata con l'autoritarismo.
L'aumento della convivenza al posto del matrimonio indica una difficoltà ad assumersi la responsabilità della famiglia, un impegno che duri per tutta la vita.
Il bambino deve imparare a conoscere i limiti nella sua relazione con gli altri, imparando la responsabilità. Occorre dare delle regole e insegnare a collaborare nella quotidianità (condivisione) e responsabilizzare nella gestione del denaro. Piuttosto che comprare al bambino tutto quel che desidera, meglio affidargli una piccola somma da gestire per fargli comprendere il valore dei soldi.
Occorre stabilire un rapporto di rispetto reciproco tra figli e genitori, riconoscendo l'altro come diverso da noi; rispettare i figli per quello che sono e non per come vorremmo che diventassero.
I genitori devono avere un atteggiamento univoco per non disorientare i ragazzi.
Molto importante educare alla fede, proponendo sempre Gesù come modello della famiglia cristiana, essere costanti nella preghiera, possibilmente tutti insieme e impegnarsi per uno scopo buono, sempre aperti ai bisogni dei meno fortunati. Il bambino impara a vivere guardando i genitori.

Due sono gli aspetti principali di una famiglia cristiana: essere una comunità di persone e offrire un servizio alla vita, promuovendola sempre e superando la cultura dello scarto.
La bioetica cattolica punta sulla difesa della vita mentre quella laica sul concetto di qualità della vita.
Nel personalismo la persona è alla base ed è fondamentale il rispetto della dignità della vita in qualunque stato si trovi perché immagine di Dio.
C'è spesso una forte discrasia tra ciò che affermiamo e quel che facciamo, occorre sempre stare attenti a non giudicare gli altri.
Anna ha concluso il suo intervento, arricchito talvolta da commenti di Mario, leggendo alcuni passi della preghiera Santa Maria, compagna di viaggio di don Tonino Bello.

Prima di concludere alcune persone presenti hanno lanciato delle brevi provocazioni per invogliare alla riflessione e alla discussione in merito.

Primo esempio il costante aumento della convivenza come esperienza sostitutiva del matrimonio.
Come comportarsi? Sottolineata l'importanza di accompagnare con amore i figli in questa scelta senza ostacolarla, ma senza neanche nascondere i propri principi morali.

Un'ulteriore provocazione sul tema ha evidenziato quanto oggi sia sempre più difficile mandare avanti una famiglia, soprattutto se numerosa, e di come paradossalmente sposarsi non sia conveniente dal punto di vista economico e legislativo, tanto che molte coppie tendono a separarsi solo per ragioni fiscali.
Suggerita l'opportunità di superare la logica del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indice dello sviluppo del paese a favore del BIL (Benessere Interno Lordo) che misura il benessere prodotto dalla famiglia e il risparmio anche economico che essa crea.
Pensiamo ad esempio all'importanza del ruolo dei nonni nella crescita di genitori che lavorano o il grande valore affettivo (e anche risparmio economico) di tenere gli anziani in casa piuttosto che in istituto.

Un altro intervento si è chiesto se oggi sappiamo distinguere cosa è giusto e sbagliato, sottolineando
la mancanza di conoscenza delle regole e la difficoltà delle agenzie educative di insegnare i valori.

In conclusione i coniugi Salvati hanno invitato a non temere il litigio, normale all'interno della famiglia anche cristiana, ricordando che dove esso manca spesso è sintomo di assenza di dialogo tra i coniugi oppure segno che uno dei due subisce le scelte dell'altro.
Saper litigare può rinforzare la vita di coppia: bisogna imparare a conoscere l'altro, trovando i momenti adatti per discutere, per parlare insieme, per arrivare ad una decisione comune con serenità.

domenica 2 febbraio 2014

Presepe di san Francesco 2014

Inaugurazione 8 dicembre ore 8.30

Visitabile dall' 8 dicembre al 6 gennaio:
dalle ore 17.00 alle ore 19.30 i giorni feriali
dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle 17.00 alle 20.30 i giorni festivi

 

martedì 21 gennaio 2014

Adorazione Eucaristica per la Pace

Giovedì 24 gennaio 2014 dopo la messa vespertina (ore 19.15 circa) in occasione del mese della pace ci sarà una Adorazione Eucaristica, un momento di preghiera organizzato dall'Azione Cattolica e aperto a tutti.
 

venerdì 17 gennaio 2014

Adulti AC - terza tappa percorso


Mercoledì 15 gennaio 2014 si è svolto nel chiostro comunale il terzo incontro del percorso interparrocchiale di Azione Cattolica dedicato alla giustizia: una conversazione a più voci con don Domenico Amato, Vicario episcopale diocesi di Molfetta Ruvo e dal 2008 vice postulatore della causa di beatificazione di don Tonino Bello, Guglielmo Minervini, Assessore regionale alle politiche giovanili e don Vito Piccinonna, Direttore Caritas diocesi di Bari Bitonto; al di là dei loro ruoli ecclesiali e istituzionali, gli ospiti erano presenti soprattutto in veste di amici e compagni di viaggio di don Tonino, indimenticato vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi.
Moderatore Filippo De Bellis, che nella sua breve introduzione ha sottolineato la vicinanza non solo geografica tra due grandi vescovi pugliesi scomparsi: don Tonino Bello e padre Mariano Magrassi, entrambi fondatori di comunità terapeutiche attive da trent'anni e fortemente impegnati per la pace e la smilitarizzazione del territorio pugliese concludendo con una citazione dell'on. Vendola che definì il vescovo di Molfetta "una epifania di una parola non ipocrita".

Dopo la proiezione di un breve video sulle sue ultime apparizioni pubbliche, ha preso la parola don Mimmo Amato che ha precisato che la sovraesposizione mediatica di don Tonino sulla pace e la giustizia, spesso oggetto anche di critiche e contestazioni, non esaurisce la sua figura e che la fama di santità attiene all'interezza della sua persona per cui durante la causa di beatificazione si sono cercati anche altri aspetti meno noti.
Oggi molti continuano a ricordare e citare le parole di don Tonino nei contesti più vari, spesso prendendo solo alcuni aspetti di loro interesse col rischio di distorsioni e manipolazioni.
Nelle 3800 pagine del dossier inviato alla Congregazione per la causa dei santi, si è cercato di recuperare la reale figura di don Tonino, un cristiano fortemente impegnato nel suo tempo e nel suo territorio ad annunciare Gesù senza fare sconti a nessuno. La sua scelta di fondo è fortemente evangelica, di un cristiano a 360 gradi, pienamente inserito nel proprio tempo, che ha vissuto fortemente le virtù teologali e cardinali con quella che qualcuno ha definito "finezza d'animo", impegnandosi per la difesa di coloro che vivono situazioni marginali. Un impegno non sempre facile, vissuto a volte con difficoltà a causa delle incomprensioni, senza ricevere gratificazioni, ma anche senza mai emettere giudizi negativi su chi lo criticava.

Guglielmo Minervini, interrogato sull'influsso dell'amicizia di don Tonino sulla sua scelta di impegno politico ha ricordato la sua poledricità e ricchezza umana che non poteva essere racchiusa in poche categorie (parroco, vescovo, francescano, uomo impegnato per la pace) e lo spingeva a sfidare il senso comune per realizzare progetti apparentemente folli. Un uomo di Dio con profonda umanità e senso di confidenza: ricordava i nomi di tutti e incontrandolo ti sentivi subito suo amico.
La sua santità nasce da una relazione intima con Dio.
Essere vescovo significa anche incarnare un potere e don Tonino temeva il rapporto con il potere e accettò la nomina episcopale solo alla terza proposta.
All'inizio rifiuta per umiltà, poi comprende di poter riportare l'episcopato alla sua origine evangelica e accetta la difficile sfida di esercitare il potere in un modo diverso, rimanendo fedeli al suo spirito originario di servizio, cercando di attraversare il potere senza rimanerne attaccati o esserne risucchiati.
Lo intende come possibilità di condizionare la vita degli altri, da vivere come servizio anche quando ti maltrattano, esercitando un controllo costante su sé stessi per non cedere alle sue seduzioni, a un potere che si candida a divenire eterno.
Don Tonino dimostra concretamente che si può essere dentro la stanza del potere senza porsi al di sopra degli altri o chiudersi al dialogo; viaggia a piedi (con le scarpe rotte) o con la sua 500, visita i quartieri periferici, i barboni, convinto che solo masticando la lingua della vita si sconfigge il potere.
Definisce "la politica come mistica arte"che deve portare il Vangelo, in unità profonda con la propria comunità, senza fuggire il confronto con i cittadini.
In questa visione creatrice, capace di costruire un futuro, di innovare la politica diventa per don Tonino una delle forme più alte di servizio.
Un messaggio che oggi lancia anche Papa Francesco, che mastica lo stesso linguaggio di vita di don Tonino, sovvertendo i simboli del potere per riportare alla semplicità del Vangelo. Il Papa invita al ritorno alla politica purchè ripristinato il suo spirito originario.
Secondo don Mimmo don Tonino elevato all'episcopato considera il potere del vescovo solo un luogo comune perché il vescovo è chiamato a seguire il cammino dei poveri, il vangelo. In un noto passo del suo libro "Sui sentieri di Isaia" egli esorta la chiesa a guardarsi dai segni del potere, recuperando il potere dei segni, spesso di disturbo per il manovratore.

Don Vito Piccinonna ricorda che l'esercizio della carità porta a essere vicini alle esigenze delle pietre di scarto, chiedendo aiuto alle istituzioni. Le persone vanno amate una per una. Egli non ha conosciuto personalmente don Tonino, ma ha potuto vedere la tristezza di tante persone, anche lontane dalla fede, che hanno pianto per la sua morte, riscoprendo piano il suo messaggio.
Il segreto da "rubare" a don Tonino è la sua capacità di fare sintesi, di unire la poesia alla cronaca più oscura. Dobbiamo apprezzare le radici di don Tonino, la sua capacità di essere radicato nella sua relazione con Dio e con tutti gli uomini, soprattutto i poveri. Ha saputo rivolgersi personalmente ai poveri e ai ricchi, coinvolgendo tutto il popolo di Dio.
Chi porterà questo annuncio di salvezza? Chi griderà nel cuore dei giovani sbandati? La chiesa è un'estranea? Tocca solo al vescovo o questo compito è per tutto il popolo di Dio?
Tocca al popolo di battezzati passare per le strade del mondo e dire "coraggio!"
Mai perdere di vista il volto delle persone. Senza radici anche i poveri possono diventare "qualcosa" e non "qualcuno", una forma larvata di potere. Una carità non iintelligente diventa una pietà (che fa pietà!). La carità deve coinvolgere la comunità cristiana e le istituzioni, mettere al centro l'uomo, sine glossa.

In questo periodo sembra obbligatorio indignarsi, denunciare; è possibile coniugarlo con l'esigenza di lavorare per il bene comune, senza scavare iù solchi di quelli di colmare? — chiede il moderatore per il secondo giro.

Secondo don Vito bisogna seguire l'esempio dei profeti che non denunciavano, ma annunciavano la salvezza. Hanno insegnato a sperare diventando capaci anche di denuncia. Occorre superare la polemica, guardare prima a quello che c'è da costruire.
Come comunità cristiana e singoli bisogna essere pronti alla rinuncia, prima che alla denuncia. Rinunciare in primo luogo all'autoreferenzialità, alla "IOdite", la malattia dell'IO, del volerci mettere sempre al centro. Poi mettere in circolo le energie migliori, essere nel nostro piccolo delle sentinelle vigili, senza far chiasso.

Minervini si chiede perché indignarsi. Ha senso indignarsi? Spesso la vita è come un salto nel buio, perdiamo le certezze, senza sapere verso cosa stiamo andando. Proviamo paura, smarrimento, estraneità. La paura aiuta se ti spinge alla reazione, ti fa crescere, scoprire energie sconosciute.
Restiamo spesso prigionieri delle nostre paure.
Un carisma di don Tonino è stata la profezia, la capacità di guardare lontano e in profondità. Liberare la fiducia che il mondo che stiamo costruendo sarà migliore di quello che lasciamo, portare speranza. Consumare per vivere o l'attuale sete di possesso non sono valori reali. Occorre liberare energie.
Don Tonino nella sua ultima apparizione pubblica durante la messa crismale del 1993 ribadì con forza il suo "eccesso di speranza" indicando che "non andiamo verso la fine della Storia, ma verso un nuovo inizio, una nuova primavera". Il suo sguardo interiore vede più lontano, verso la speranza.
I cristiani possono essere protagonisti se guardano il mondo con una sguardo di fiducia. Non ci sono unti del signore, ma il futuro dipende dal contributo e dalla responsabilità di ciascuno.
I cristiani con le mani pulite sono quelli che attraversano il fango restando integri, non chi evita ogni impegno per non sporcarsi.
Nell'annuncio mettere in gioco anche noi stessi. Oltre a puntare il dito occorre alzare la mano per offrire il proprio contributo. Per esercitare il potere devi trovare la forza morale dentro di te, il potere della fedeltà, come ci ha recentemente mostrato Nelson Mandela (e lo stesso Gesù). Bisogna riscoprire e risvegliare questa forza che è in noi.

Anche don Mimmo ha ribadito che non dobbiamo fermarci alla denuncia, fatta spesso dal balcone, senza essere veramente coinvolti. Dobbiamo andare oltre.
Don Tonino ci insegna che occorre coniugare la denuncia, l'annuncio e la rinuncia, ricordando anche l'importanza della preghiera che viene prima dei comunicati stampa.
Dobbiamo cogliere in maniera unitaria come ha attraversato il periodo di transizione della storia italiana, come si è posto con coraggio di fronte al potere, contro i particolarismi (le leghe), nati per difendere interessi di parte (il contrario del Bene Comune).
La necessità di sostenere una politica capace di dire chiaramente le cose che non vanno, senza aver paura di qualsiasi livello di potere, ma anche di fare delle proposte concrete. Smettere di lamentarsi che non ci sono più testimoni coraggiosi, tocca a noi mettere il nostro mattone per l'edificazione del bene comune.

Dopo un breve saluto del sindaco Sergio Povia, l'incontro si è avviato verso la conclusione.
Nicola Romanelli, nell'unico intervento del numeroso pubblico ha chiesto all'assessore Minervini che cos'è il compromesso nella vita politica, in base alla sua esperienza.
Minervini ha prima ricordato l'impegno di don Tonino per condizionare le scelte politiche che negli anni '80 stavano militarizzando la Puglia, prevedendo l'invio a Gioia degli aerei F16.
Il sud invocava maggiore giustizia e invece allora si pensava alla risposta militare piuttosto che interrogarsi sulle questioni da risolvere. La militarizzazione nega lo sviluppo del territorio e ipoteca il futuro.
Il compromesso è il rischio di mettere in svendita i propri valori pur di ottenere un risultato, smarrendo se stesso. Una cosa assolutamente a evitare.
Invece è necessaria la mediazione, l'incontro e il confronto tra le parti, per conoscere meglio i vari aspetti dei problemi e uscire dal delirio di onnipotenza cercando un brandello di verità, un migliore sguardo sulle cose in ogni interlocutore.
Nella mediazione si esercita l'arte del dialogo, incrociando gli sguardi, i diversi punti di vista a confronto.

martedì 7 gennaio 2014

Incontri Gruppo Padre Pio 01_2014

Gruppo di preghiera di padre Pio

incontri gennaio - marzo 2014

Incontri per il gruppo di Preghiera di Padre Pio e fedeli

DataTipo Incontro Orario
13/01/2014Catechesi17.00
27/01/2014Santo Rosario 17.45
10/02/2014Catechesi 17.00
24/02/2014Santo Rosario 17.45
 10/03/2014 Catechesi17.45
 31/03/2014Santo Rosario 17.00


Incontri per il gruppo biblico e fedeli
DataTipo Incontro Orario
16/01/2014 Catechesi Biblica
17.00
30/01/2014Catechesi Biblica17.00
13/02/2014 Catechesi Biblica17.00
27/02/2014 Catechesi Biblica
17.00
 13/03/2014Catechesi Biblica 17.00
 27/03/2014 Catechesi Biblica17.00