Giovedì 24 gennaio 2014 dopo la messa vespertina (ore 19.15 circa) in occasione del mese della pace ci sarà una Adorazione Eucaristica, un momento di preghiera organizzato dall'Azione Cattolica e aperto a tutti.
martedì 21 gennaio 2014
venerdì 17 gennaio 2014
Adulti AC - terza tappa percorso
Moderatore Filippo De Bellis, che nella sua breve introduzione ha sottolineato la vicinanza non solo geografica tra due grandi vescovi pugliesi scomparsi: don Tonino Bello e padre Mariano Magrassi, entrambi fondatori di comunità terapeutiche attive da trent'anni e fortemente impegnati per la pace e la smilitarizzazione del territorio pugliese concludendo con una citazione dell'on. Vendola che definì il vescovo di Molfetta "una epifania di una parola non ipocrita".
Dopo la proiezione di un breve video sulle sue ultime apparizioni pubbliche, ha preso la parola don Mimmo Amato che ha precisato che la sovraesposizione mediatica di don Tonino sulla pace e la giustizia, spesso oggetto anche di critiche e contestazioni, non esaurisce la sua figura e che la fama di santità attiene all'interezza della sua persona per cui durante la causa di beatificazione si sono cercati anche altri aspetti meno noti.
Oggi molti continuano a ricordare e citare le parole di don Tonino nei contesti più vari, spesso prendendo solo alcuni aspetti di loro interesse col rischio di distorsioni e manipolazioni.
Nelle 3800 pagine del dossier inviato alla Congregazione per la causa dei santi, si è cercato di recuperare la reale figura di don Tonino, un cristiano fortemente impegnato nel suo tempo e nel suo territorio ad annunciare Gesù senza fare sconti a nessuno. La sua scelta di fondo è fortemente evangelica, di un cristiano a 360 gradi, pienamente inserito nel proprio tempo, che ha vissuto fortemente le virtù teologali e cardinali con quella che qualcuno ha definito "finezza d'animo", impegnandosi per la difesa di coloro che vivono situazioni marginali. Un impegno non sempre facile, vissuto a volte con difficoltà a causa delle incomprensioni, senza ricevere gratificazioni, ma anche senza mai emettere giudizi negativi su chi lo criticava.
Guglielmo Minervini, interrogato sull'influsso dell'amicizia di don Tonino sulla sua scelta di impegno politico ha ricordato la sua poledricità e ricchezza umana che non poteva essere racchiusa in poche categorie (parroco, vescovo, francescano, uomo impegnato per la pace) e lo spingeva a sfidare il senso comune per realizzare progetti apparentemente folli. Un uomo di Dio con profonda umanità e senso di confidenza: ricordava i nomi di tutti e incontrandolo ti sentivi subito suo amico.
La sua santità nasce da una relazione intima con Dio.
Essere vescovo significa anche incarnare un potere e don Tonino temeva il rapporto con il potere e accettò la nomina episcopale solo alla terza proposta.
All'inizio rifiuta per umiltà, poi comprende di poter riportare l'episcopato alla sua origine evangelica e accetta la difficile sfida di esercitare il potere in un modo diverso, rimanendo fedeli al suo spirito originario di servizio, cercando di attraversare il potere senza rimanerne attaccati o esserne risucchiati.
Lo intende come possibilità di condizionare la vita degli altri, da vivere come servizio anche quando ti maltrattano, esercitando un controllo costante su sé stessi per non cedere alle sue seduzioni, a un potere che si candida a divenire eterno.
Don Tonino dimostra concretamente che si può essere dentro la stanza del potere senza porsi al di sopra degli altri o chiudersi al dialogo; viaggia a piedi (con le scarpe rotte) o con la sua 500, visita i quartieri periferici, i barboni, convinto che solo masticando la lingua della vita si sconfigge il potere.
Definisce "la politica come mistica arte"che deve portare il Vangelo, in unità profonda con la propria comunità, senza fuggire il confronto con i cittadini.
In questa visione creatrice, capace di costruire un futuro, di innovare la politica diventa per don Tonino una delle forme più alte di servizio.
Un messaggio che oggi lancia anche Papa Francesco, che mastica lo stesso linguaggio di vita di don Tonino, sovvertendo i simboli del potere per riportare alla semplicità del Vangelo. Il Papa invita al ritorno alla politica purchè ripristinato il suo spirito originario.
Secondo don Mimmo don Tonino elevato all'episcopato considera il potere del vescovo solo un luogo comune perché il vescovo è chiamato a seguire il cammino dei poveri, il vangelo. In un noto passo del suo libro "Sui sentieri di Isaia" egli esorta la chiesa a guardarsi dai segni del potere, recuperando il potere dei segni, spesso di disturbo per il manovratore.
Don Vito Piccinonna ricorda che l'esercizio della carità porta a essere vicini alle esigenze delle pietre di scarto, chiedendo aiuto alle istituzioni. Le persone vanno amate una per una. Egli non ha conosciuto personalmente don Tonino, ma ha potuto vedere la tristezza di tante persone, anche lontane dalla fede, che hanno pianto per la sua morte, riscoprendo piano il suo messaggio.
Il segreto da "rubare" a don Tonino è la sua capacità di fare sintesi, di unire la poesia alla cronaca più oscura. Dobbiamo apprezzare le radici di don Tonino, la sua capacità di essere radicato nella sua relazione con Dio e con tutti gli uomini, soprattutto i poveri. Ha saputo rivolgersi personalmente ai poveri e ai ricchi, coinvolgendo tutto il popolo di Dio.
Chi porterà questo annuncio di salvezza? Chi griderà nel cuore dei giovani sbandati? La chiesa è un'estranea? Tocca solo al vescovo o questo compito è per tutto il popolo di Dio?
Tocca al popolo di battezzati passare per le strade del mondo e dire "coraggio!"
Mai perdere di vista il volto delle persone. Senza radici anche i poveri possono diventare "qualcosa" e non "qualcuno", una forma larvata di potere. Una carità non iintelligente diventa una pietà (che fa pietà!). La carità deve coinvolgere la comunità cristiana e le istituzioni, mettere al centro l'uomo, sine glossa.
In questo periodo sembra obbligatorio indignarsi, denunciare; è possibile coniugarlo con l'esigenza di lavorare per il bene comune, senza scavare iù solchi di quelli di colmare? — chiede il moderatore per il secondo giro.
Secondo don Vito bisogna seguire l'esempio dei profeti che non denunciavano, ma annunciavano la salvezza. Hanno insegnato a sperare diventando capaci anche di denuncia. Occorre superare la polemica, guardare prima a quello che c'è da costruire.
Come comunità cristiana e singoli bisogna essere pronti alla rinuncia, prima che alla denuncia. Rinunciare in primo luogo all'autoreferenzialità, alla "IOdite", la malattia dell'IO, del volerci mettere sempre al centro. Poi mettere in circolo le energie migliori, essere nel nostro piccolo delle sentinelle vigili, senza far chiasso.
Minervini si chiede perché indignarsi. Ha senso indignarsi? Spesso la vita è come un salto nel buio, perdiamo le certezze, senza sapere verso cosa stiamo andando. Proviamo paura, smarrimento, estraneità. La paura aiuta se ti spinge alla reazione, ti fa crescere, scoprire energie sconosciute.
Restiamo spesso prigionieri delle nostre paure.
Un carisma di don Tonino è stata la profezia, la capacità di guardare lontano e in profondità. Liberare la fiducia che il mondo che stiamo costruendo sarà migliore di quello che lasciamo, portare speranza. Consumare per vivere o l'attuale sete di possesso non sono valori reali. Occorre liberare energie.
Don Tonino nella sua ultima apparizione pubblica durante la messa crismale del 1993 ribadì con forza il suo "eccesso di speranza" indicando che "non andiamo verso la fine della Storia, ma verso un nuovo inizio, una nuova primavera". Il suo sguardo interiore vede più lontano, verso la speranza.
I cristiani possono essere protagonisti se guardano il mondo con una sguardo di fiducia. Non ci sono unti del signore, ma il futuro dipende dal contributo e dalla responsabilità di ciascuno.
I cristiani con le mani pulite sono quelli che attraversano il fango restando integri, non chi evita ogni impegno per non sporcarsi.
Nell'annuncio mettere in gioco anche noi stessi. Oltre a puntare il dito occorre alzare la mano per offrire il proprio contributo. Per esercitare il potere devi trovare la forza morale dentro di te, il potere della fedeltà, come ci ha recentemente mostrato Nelson Mandela (e lo stesso Gesù). Bisogna riscoprire e risvegliare questa forza che è in noi.
Anche don Mimmo ha ribadito che non dobbiamo fermarci alla denuncia, fatta spesso dal balcone, senza essere veramente coinvolti. Dobbiamo andare oltre.
Don Tonino ci insegna che occorre coniugare la denuncia, l'annuncio e la rinuncia, ricordando anche l'importanza della preghiera che viene prima dei comunicati stampa.
Dobbiamo cogliere in maniera unitaria come ha attraversato il periodo di transizione della storia italiana, come si è posto con coraggio di fronte al potere, contro i particolarismi (le leghe), nati per difendere interessi di parte (il contrario del Bene Comune).
La necessità di sostenere una politica capace di dire chiaramente le cose che non vanno, senza aver paura di qualsiasi livello di potere, ma anche di fare delle proposte concrete. Smettere di lamentarsi che non ci sono più testimoni coraggiosi, tocca a noi mettere il nostro mattone per l'edificazione del bene comune.
Dopo un breve saluto del sindaco Sergio Povia, l'incontro si è avviato verso la conclusione.
Nicola Romanelli, nell'unico intervento del numeroso pubblico ha chiesto all'assessore Minervini che cos'è il compromesso nella vita politica, in base alla sua esperienza.
Minervini ha prima ricordato l'impegno di don Tonino per condizionare le scelte politiche che negli anni '80 stavano militarizzando la Puglia, prevedendo l'invio a Gioia degli aerei F16.
Il sud invocava maggiore giustizia e invece allora si pensava alla risposta militare piuttosto che interrogarsi sulle questioni da risolvere. La militarizzazione nega lo sviluppo del territorio e ipoteca il futuro.
Il compromesso è il rischio di mettere in svendita i propri valori pur di ottenere un risultato, smarrendo se stesso. Una cosa assolutamente a evitare.
Invece è necessaria la mediazione, l'incontro e il confronto tra le parti, per conoscere meglio i vari aspetti dei problemi e uscire dal delirio di onnipotenza cercando un brandello di verità, un migliore sguardo sulle cose in ogni interlocutore.
Nella mediazione si esercita l'arte del dialogo, incrociando gli sguardi, i diversi punti di vista a confronto.
martedì 7 gennaio 2014
Incontri Gruppo Padre Pio 01_2014
Gruppo di preghiera di padre Pio
incontri gennaio - marzo 2014
Incontri per il gruppo di Preghiera di Padre Pio e fedeli
| Data | Tipo Incontro | Orario |
| 13/01/2014 | Catechesi | 17.00 |
| 27/01/2014 | Santo Rosario | 17.45 |
| 10/02/2014 | Catechesi | 17.00 |
| 24/02/2014 | Santo Rosario | 17.45 |
| 10/03/2014 | Catechesi | 17.45 |
| 31/03/2014 | Santo Rosario | 17.00 |
Incontri per il gruppo biblico e fedeli
| Data | Tipo Incontro | Orario |
| 16/01/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
| 30/01/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
| 13/02/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
| 27/02/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
| 13/03/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
| 27/03/2014 | Catechesi Biblica | 17.00 |
giovedì 19 dicembre 2013
Bollettino parrocchiale Natale 2013
Informiamo la comunità parrocchiale che è disponibile online il nuovo numero del nostro bollettino parrocchiale Voce... della comunità, liberamente scaricabile dal seguente indirizzo:
Dallo stesso indirizzo possono essere prelevati anche tutti i numeri usciti finora, semplicemente cliccando sul link corrispondente.
Il file verrà scaricato in formato PDF zippato.
Voce... - Dicembre 2013
In questo numero
- L'angolo di Don Giuseppe: Il Natale nella famiglia degli uomini
- Note in margine al percorso di formazione per adulti
- Cosa si può fare di più per la parrocchia?
- Angelina ringrazia la Comunità Parrocchiale
- In 3 domande: intervista a don Alessandro
- Sintesi dell'incontro del Consiglio Pastorale Vicariale
- Grazie a Tommaso Debellis il coro c'è!
- Fede, Speranza... Caritas
- L'angolo del D.V.: Papa Francesco parla del Difensore del Vincolo
sabato 14 dicembre 2013
Ricordo di don Rocco Passiatore
Martedì 10 dicembre 2013 la parrocchia di santa Lucia ha voluto ricordare il suo primo parroco don Rocco Passiatore.L'appuntamento era inizialmente previsto per il 1 settembre, data del cinquantesimo anniversario della sua morte, poi per varie ragioni è stato necessario posticiparlo e la Commissione Famiglia-Cultura ha preferito includerlo nel programma per i festeggiamenti in onore di santa Lucia.
Il prof. Franco Giannini ha tracciato una breve biografia di don Rocco Patrizio Passiatore, nato il 20/03/1878 da Vito (proprietario) e Marianna Milano (filatrice).
Un quadro ricavato soprattutto esaminando atti ufficiali o fotografie; dopo tanti anni sono purtroppo scarse le testimonianze di chi lo ha conosciuto direttamente.
Don Rocco viene ordinato sacerdote il 5 agosto 1901 e nel settembre 1919 partecipa alla fondazione della sezione gioiese del Partito Popolare (fondato a gennaio dello stesso anno da don Luigi Sturzo) insieme all'arciprete Giove, l'avvocato Sciscio, Marcellino Cassano e Vito Boscia.
Agli inizi del 1900 Gioia aveva una popolazione di circa ventimila abitanti e una sola parrocchia, la Chiesa Matrice, con una crescita notevole dopo la prima guerra mondiale, arrivando alle ventiseimila unità nel 1921. In quegli anni l'Arcivescovo di Bari mons. Giulio Vaccaro decide di elevare a parrocchia i nuovi quartieri cittadini che si stavano espandendo in direzione Est e Ovest, facendo costruire la chiesa di Santa Lucia e quella dell'Immacolata di Lourdes, entrambe completate nel 1919.
Don Rocco passiatore viene nominato primo parroco di santa Lucia il 3 febbraio 1920, incarico che porterà avanti per quasi quarant'anni.
I primi tempi non sono facili perché la nuova parrocchia non ha soldi e ci sono molti lavori da completare. Tra l'altro l'arciprete Francesco Paolo Giove si mostra contrario allo smembramento del territorio della Chiesa Madre e restio a cedere i suoi poteri sui territori delle nuove parrocchie e i relativi introiti.
Don Rocco Passiatore e don Sante Milano (parroco dell'Immacolata) sono costretti a rivendicare dall'arciprete il denaro necessario per il completamento delle loro parrocchie e i bisogni materiali dei fedeli.
Don Rocco si rivolge più volte anche al Comune, che il 18 maggio 1920 concede al parroco un sussidio di 150 lire per la costruzione della chiesa di S. Lucia che secondo il progetto originale avrebbe dovuto estendersi fno ai margini dell'attuale via Roma, soluzione accantonata per mancanza di fondi.
Nell'ottobre del 1924 don Rocco fa sistemare il sagrato della chiesa, arricchendola di arredi e suppellettili. Notevole l'altare in marmo policromo rappresentante la Sacra Famiglia sormontata dall'Eterno Padre, un trittico in cartapesta realizzato nel 1925 dal cav. Raffaele Caretta di Lecce a devozione dei coniugi Pavone. Di fronte troviamo un altro altare in marmo policromo che racchiude la statua del Cuore di Gesù e santa Margherita Alacoque, anch'esso realizzato nel 1925.
Nel 1929 il nuovo Arcivescovo mons. Augusto Curi effettua la visita pastorale a Santa Lucia.
Dal 24 novembre all'otto dicembre dello stesso anno i Padri Passionisti che predicano le Sante Missioni nella parrocchia, come ricordato dalla croce metallica posta in ricordo sulla facciata della chiesa.
Nel 1933 l'arciprete Francesco Giove ha una paralisi e viene costituito un direttorio per l'amministrazione della Chiesa Matrice e dei suoi beni, composto dai due parroci don Sante Milano e don Rocco Passiatore, da don Santino Milano, don Michele Buttiglione e don Leonardo Capurso.
Nel 1944 durante la visita dell'Arcivescovo Mimmi l'arciprete don Tosco denuncia rapporti tesi con gli altri parroci e lo scarso impegno pastorale di don Rocco, reo a suo dire di non essere prontamente accorso di notte, lasciando morire dei parrocchiani senza sacramento. Una accusa probabilmente infondata, di cui non troviamo ulteriori particolari o notizia di provvedimenti disciplinari per cui rimane avvolta nel dubbio e forse dovuta solo a rancori e gelosie personali.
All'epoca tutte le statue dei santi erano ospitate presso la Chiesa Matrice e venivano portate nelle altre parrocchie solo in occasione delle processioni; in pratica si svolgevano ogni volta tre processioni: dalla chiesa Madre a santa Lucia; la processione di santa Lucia; da santa Lucia alla chiesa Madre.
Don Rocco volle fortemente che la statua di santa Lucia potesse restare nella sua parrocchia, entrando in contrasto con i parroci succedutisi nella chiesa Matrice: prima don Nicola Tosco, poi don Franco Di Maggio. Solo con don Mimì Padovano ogni parrocchia ha potuto conservare le proprie statue.
Di sicuro i parrocchiani conservano un buon ricordo di don Rocco e della sua intensa attività pastorale, come testimoniato anche nel testo della sua pagellina funebre e in una pubblicazione realizzata dalla parrocchia in occasione del suo giubileo sacerdotale il 5 agosto 1951. Molti ricordano ancora la sua abitudine di donare caramelle ai chierichetti.
A settembre del 1951 muore don Sante Milano e anche don Rocco partecipa al funerale del confratello con cui ha diviso la difficile esperienza di far nascere una nuova comunità parrocchiale.
Don Rocco rimarrà parroco di S. Lucia fino al 26 giugno 1959, data in cui lascia il suo incarico a don Paolo Meliota.
Muore il 1 settembre 1963 e il suo corpo riposa nel cimitero di Gioia, con la semplice iscrizione "parroco di S. Lucia". I suoi eredi hanno donato alla Biblioteca comunale un centinaio di libri della sua biblioteca personale. In sua memoria il comune di Gioia ha intitolato la strada che costeggia il Teatro di Santa Lucia, da lui fatto costruire.
giovedì 12 dicembre 2013
Angelina ringrazia la comunità
Riporto la toccante lettera che Angelina ha inviato alla nostra
comunità per ringraziare chi è stato vicino a lei e alla sua famiglia in
questi mesi difficili per la malattia e la morte di suo marito Nicola.
Angelina ringrazia la Comunità parrocchiale di Santa Lucia
Sento
il dovere di ringraziare pubblicamente la mia, la nostra, comunità che
mi è stata particolarmente vicina nei cinque mesi più difficili della
mia vita, vissuti in gran parte nell’Istituto Nazionale Tumori di
Milano.
Quel
“particolarmente” non è formale, ma rispecchia i diversi, originali ,
modi in cui questa vicinanza si è manifestata, li descriverò
ringraziando coloro che porterò sempre nel cuore.
Grazie a Don Giuseppe e alle sue sorelle,
con il primo ho avuto un fitto scambio di sms che hanno incoraggiato,
compreso, condiviso e placato dolori, paure, dubbi, le seconde con le
loro preghiere e uno splendido vassoio di dolcezze hanno saputo lenire
lo sconforto di ritrovarsi soli intorno a un tavolo con una sedia vuota.
Grazie alle mie “colleghe” catechiste Enza, Emilia, Antonella, Marina, Piera, Teresa, ad Antonio e don Alessandro
che con telefonate, messaggi scritti e orali anche su internet e facebook, mi hanno fatto sentire il calore dell’amicizia nata dalla
condivisione di una fede, grazie a tutti coloro che con preghiere
comunitarie (Rocco, Caterina, Francesca, Maria e il suo gruppo) o
personali, e qui racchiudo i tanti che non ho citato, hanno chiesto a Dio di esserci vicino.
Le
loro preghiere non sono state vane il mio Nicola, ha sperato prima, ha
capito poi, ha accettato e pregato in fine……. e Dio era con lui.
Ora
entrambi hanno un grande compito: aiutare chi resta a ritrovarli negli
altri, a trovare quella consolazione che, come ha detto don Giuseppe per
il trigesimo, è tanto difficile dare.
Grazie a Vito e Gianni, agli amici della redazione per avermi concesso lo spazio sui blog e sul giornale.
Angelina Passiatore De Mattia
lunedì 9 dicembre 2013
Incontro su don Rocco Passiatore
Martedì 10 dicembre dopo la messa vespertina (ore 19.30 circa) nella chiesa di Santa Lucia ci sarà un incontro su don Rocco Passiatore, primo parroco della nostra comunità, organizzato dalla
Commissione Famiglia e Cultura
e tenuta dal prof. Francesco Giannini. in occasione del Cinquantenario della morte.
Una occasione per poter conoscere meglio questo sacerdote che tanto ha dato alla nostra parrocchia.
La partecipazione è aperta a tutti.
Commissione Famiglia e Cultura
e tenuta dal prof. Francesco Giannini. in occasione del Cinquantenario della morte.
Una occasione per poter conoscere meglio questo sacerdote che tanto ha dato alla nostra parrocchia.
La partecipazione è aperta a tutti.
Si invita chi ha avuto la possibilità di conoscere don Rocco Passiatore di intervenire per condividere i propri ricordi.
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